Making corporate culture through tales of mistakes and stumbles with Montserrat Fernandez Blanco

What can failure teach us? Find out in the new episode of EvenTalks - the events podcast.

Kampaay

Stefano Brigli Bongi: Il fallimento si può trasformare in un evento? La storia di oggi è una storia di successo che è radicata in tante storie di fallimento.

La nostra storia ha un grande obiettivo: è quello di eliminare i luoghi comuni dei grandi successi, delle sfide insormontabili e dei fantastici risultati, dal concetto di fare carriera e di fare impresa. La nostra ospite di oggi ha portato in Italia un format di eventi che sposa storytelling e fallimenti e l'ha creato per eliminare le paure delle persone che hanno dei sogni nel cassetto. Con noi oggi c'è Montserrat Fernandez Blanco. Benvenuta Montserrat.

Montserrat Fernandez Blanco: Ciao, grazie a te di ospitarmi.

Stefano Brigli Bongi: Montserrat Fernandez Blanco, tra l'altro founder di Diagonal e ovviamente porta in Italia il format delle Fuck Up Nights, soprattutto qui a Milano. Non so se ci puoi raccontare qualcosa di queste nights. Che cosa sono.

Trasformare il fallimento in un evento: cosa sono le Fuck Up Nights [01:15]

founder, che sono cinque fondatori, era una serata di quelle quando sei vicino ai trent'anni e cominci a fare i primi bilanci e raccontano anche che c'era molto Mescal ahahah si vede che è stato…

Stefano Brigli Bongi È stato fondamentale probabilmente.

Montserrat Fernandez Blanco: Ahaha sì fondamentale nella costruzione di questo movimento. Perché giustamente raccontano che erano in questa serata a chiacchierare con gli amici in una serata un po’ dove ti apri e confidi e uno ha cominciato a dire caspita, sto facendo questo progetto e ho paura. Penso che non possa andare e non so cosa farò. E l'altro lato: No, non ti preoccupare, io avevo fatto questa start-up ed era andata male. E a un certo punto dice che si sono guardati negli occhi e si sono detti: non sarà mica che sia dei looser?

E hanno detto no. Il problema è che nella nostra società nessuno parla di queste esperienze. Tutti le nascondiamo,ci vergogniamo. E invece sono normali. E dicono che quella serata per loro è stata molto catartica, tanto che il giorno dopo, hanno detto perché non lo facciamo? Sarebbe bellissimo fare delle serate dove la gente condivide le proprie storie di fallimento. Così hanno invitato degli amici e hanno fatto una serata molto semplice, dove quattro persone raccontavano storie di fallimento e ha avuto un successo incredibile. Così hanno cominciato a farle ogni mese, per esempio io li ho conosciuti così. E poi ho portato il format in Italia,  così com’è in tutto il mondo, e oggi sono in più di 200 città.

Stefano Brigli Bongi: Wow, un bel numero. Ci puoi dare qualche altro numero qui in Italia, quante persone avete coinvolto?

Montserrat Fernandez Blanco: Allora noi in realtà nasciamo nel 2015 e sono già otto anni che facciamo Fuck Up Nights. Come io li chiamo i miei falliti, una community meravigliosa perché in realtà abbiamo avuto speaker pazzeschi. Abbiamo avuto per esempio Roberto Saviano e per esempio nell'ultima serata c'era un medico curante. Per quello diciamo che i falliti sono molto vari. E anche il pubblico perché io da subito ho capito che era un progetto importante che aveva un effetto sulle persone molto forte. Quando ho fatto la prima serata ho visto quell'energia che si creava che era qualcosa di speciale e per quello siamo cresciuti tantissimo per esempio adesso ci sono 1000 persone.

Stefano Brigli Bongi: E tu come sei arrivata a fare questa cosa? 

Montserrat Fernandez Blanco: Perché diciamo che anch'io sono un po’ una fallita. Eh no, Allora perché io nel 2009 con gli amici abbiamo aperto quello che era il primo spazio di coworking in Italia, che allora si chiamava The Hub.

 E figurati, stiamo parlando della preistoria perché mi ricordo che nessuno conosceva il concetto di hub. Tutti si chiedevano ma cosa significa Hub. Poi invece è diventato così popolare che abbiamo dovuto aggiungere il concetto di impact perché tutti erano hub e allora già non funzionava come brand. 

Però allora noi siamo partiti in un momento dove il mondo delle startup non era conosciuto. Mi ricordo anche noi stessi quando raccontava il nostro progetto. Noi dicevamo che volevamo fare uno spazio per delle persone con delle idee. 

Io mi ricordo che la gente ci guardava, ovviamente figurati chi ti finanzia un progetto così, tipo è la cosa più fumosa al mondo. Sì mi ricordo che si diceva ma scusate voi state volendo fare una biblioteca a pagamento.Perché devo far pagare qualcosa che è un servizio che già ho gratis.

Stefano Brigli Bongi: Perché il termine startup nessuno lo conosceva?

Montserrat Fernandez Blanco: No. E cosa succede che in realtà è che quello molto interessante per analizzare il concetto di innovazione no, quando tu veramente stai costruendo un nuovo bisogno che non esiste. E noi avevamo questa visione perché pensavamo, eravamo molto giovani e quando abbiamo cominciato a lavorare abbiamo capito che il mondo del lavoro non è che stesse funzionando tanto. Adesso se ne parla tanto anche nelle aziende no, di cambiare la cultura del lavoro, invece noi allora già avevamo questa visione da ragazzi: secondo me non funziona. Dobbiamo creare anche nuovi spazi per lavorare per quello è una visione e che era giusta però per portarla a casa

Stefano Brigli Bongi: Come tutte le cose difficili e innovative.

Montserrat Fernandez Blanco: Super difficile per esempio noi abbiamo rischiato il fallimento il primo anno e io avevo dei risparmi che ho speso e mi ricordo che dopo un anno io mi son ritrovata che ho dovuto cominciare a lavorare nei catering nel weekend perché non avevo soldi. 

E per esempio è stato un momento molto difficile, anche personale e per quello io lì ho cominciato a dire ma come mai non parliamo di quella parte lì. E lì è stato il boom del mondo delle start up della Silicon Valley. 

Quando è cominciato tutta questa narrazione vincente, tutti volevamo essere Mark Zuckerberg, Steve Jobs. E invece io dicevo sì è molto bello però c'è anche tanto fallimento, perché noi nello stesso spazio vedevamo tante aziende, tanti progetti che morivano e non c'era spazio per creare un luogo dove se ne parlava.

Stefano Brigli Bongi: E non vi sorprendeva questa cosa che portavate tante aziende con l'idea di tutti con dei progetti bellissimi invece poi tutti andavano, la maggior parte no, perché alla fine le statistiche sono.

Il fallimento va studiato, oltre che normalizzato [06:50]  

Montserrat Fernandez Blanco: È il punto del fallimento che va normalizzato è che non è qualcosa di straordinario in realtà è molto probabile, soprattutto quando fai qualcosa di molto innovativo. E per quello io ho cominciato a interessarmi e allora mi hanno parlato di questa Letizia Gasca del Messico, di Impact hub del Messico. 

E allora, loro erano appena partiti con la Fuck Up Nights, ci siamo conosciute e allora lei mi ha detto di questo progetto, perché lei è una economista e una ricercatrice.

E mi diceva che le Fuck Up Nights ormai nascono soprattutto per indagare. Perché lei diceva: quanta conoscenza stiamo perdendo per non raccontare le storie di fallimento. E perché è vero tutti studiamo quando fai una start up, studi come ce l'hanno fatta gli altri.

Stefano Brigli Bongi: Il bias di chi sopravvive: ti basi solo su chi è sopravvissuto e non ti basi su chi ha fallito per capire cosa devi fare.

Montserrat Fernandez Blanco: E per esempio lei diceva: quanto tu puoi imparare analizzando perché le aziende falliscono, perché le start up non ce la fanno. E allora nascevano con quell'obiettivo. Lì era soprattutto per una community di startupper.

Stefano Brigli Bongi: Veicolati da Mescal.

Montserrat Fernandez Blanco: Tantissimo. E invece io quando ho voluto, io gli ho detto,  perché ovviamente io per esempio sono una faccio una fintech fa ridere perché io ho fatto lettere, è la cosa più improbabile.

Stefano Brigli Bongi: Dico spesso sono un ingegnere e faccio marketing quindi.

Montserrat Fernandez Blanco: Per quello, i viaggi sono tortuosi.

 Stefano Brigli Bongi: Non si sa, non si sa.

Montserrat Fernandez Blanco: E io per esempio ero molto di più, e volevo indagare come la gente fallisce, come affronta quel momento della sua vita e se si poteva trovare una maniera di fallire più sana. 

E da questa domanda sono partita con quello, ho cominciato a invitare gente di tutti i tipi, non soltanto startupper, perché ero curiosa di vedere come ognuno, dipende dalla sua personalità e dal suo percorso, che prospettiva del fallimento aveva.

Il fallimento è un problema di tutti [08:52]

Stefano Brigli Bongi: E chi sono le persone oltre a imprenditori, comunque giovani di start up o comunque di aziende piccole? Chi è, qual è il tuo pubblico ad oggi è ormai che si è evoluto.

Montserrat Fernandez Blanco: E allora il pubblico in realtà è molto misto perché per esempio ci sono giovani, studenti, liberi professionisti e start up, imprenditori però anche molte aziende, per quello è super super vario anche come età. Il fallimento è un problema di tutti.

Stefano Brigli Bongi: Sì no infatti per questo siete riusciti a creare una platea anche perché il fallimento è qualcosa di molto complesso e diffuso, di cui magari non se ne parla.

Montserrat Fernandez Blanco: Esatto.

Stefano Brigli Bongi: In effetti questa è una cosa che ti volevo chiedere. Secondo te come definiresti il fallimento, cioè l'impatto che il fallimento ha nell'azienda? Come lo vive l'azienda un fallimento?

Montserrat Fernandez Blanco: Il problema principale del fallimento nella nostra società è che identitario, nel senso che il meccanismo che abbiamo creato come perverso e che ha delle conseguenze molto enormi e che noi riteniamo che noi siamo dei falliti. È qualcosa che ti rappresenta e racconta chi sei. 

Come noi dividiamo il mondo fra falliti e vincitori e questa è la cosa sbagliata. Non è la visione di: ok ha fallito questo progetto, vediamo cosa è andato male. Se tu hai questa visione, è inevitabile che blocchi, no le persone e anche le aziende? E il problema è che in azienda non c'è veramente cultura dell'errore, è qualcosa che è proprio un tabù enorme. Io per esempio, facciamo tantissimi progetti e le aziende si innamorano e magari vengono e dicono: vieni in azienda, portacelo, ma non dire fallimento eh.

Stefano Brigli Bongi: Ah, non usare quella parola!

Montserrat Fernandez Blanco: Errore…Va bene cosa dico: ostacolo, obiettivo mancato eh? La dice lunga di quanto noi temiamo questa parola.

Stefano Brigli Bongi: Ma l'età media delle persone che partecipano alle tue serate? Sono curioso anche di questa cosa.

 

Montserrat Fernandez Blanco: Davvero c'è un'età molto varia nel senso che la gente è molto molto giovane, e anche meno. Il fallimento è forte in qualunque età, perché questo è molto interessante. Per esempio una domanda che mi facevano sempre: in Italia il fallimento è un problema molto grave no, tu sei una straniera, lo vedi? Invece in realtà è un problema in tutto il mondo, in tutte le età. 

Per esempio io faccio anche un corso all'università sul fallimento, sul ripensare il fallimento. Per quello mi confronto con ragazzi di vent'anni e mi impressiona come per i ragazzi quella cosa sia molto potente. Come loro già si sentono dei falliti. Tipo: mi sento che sto perdendo il tempo, che sono vecchio. Questa cosa mi fa morire dal ridere: “Non ho fatto tutto quello che dovevo fare”.

Aziende, nuove generazioni e il fallimento [11:50]

Stefano Brigli Bongi: Dopo, dopo ti fanno ridere. No ti chiedo il tema dell'età perché c'era un uno studio abbastanza recente sul 2023 e di come sia millennial che genZ che ormai stanno anche avendo entrambi un approccio al lavoro abbastanza strutturato, perché ormai anche i genZ si stanno avvicinando sempre più al mondo del lavoro. 

Entrambi vedono l'azienda in maniera completamente diversa rispetto a prima, sempre più esigente su alcuni punti di vista. E questo studio qua dice una cosa molto interessante che si ricollega al tema del fallimento cioè il fatto che più o meno la metà delle persone intervistate in questa indagine dice che prima di scegliere l'azienda in cui andare a lavorare, anche se vengono chiamati dall'azienda stessa, devono avere un allineamento etico e di valori. 

E il fatto che il fallimento sia una cosa così comune, è anche un tema di trasparenza, come dire, sia qualcosa che l'azienda non rende esplicito, non condivide. È qualcosa che per le persone è problematico, quasi da non scegliere un’azienda piuttosto che un’altra. Per questo ti chiedo l'età media, perché è una cosa su cui le persone, i giovani di oggi sono molto più sensibili e magari le persone rispetto agli altri che la vivono già in maniera un pochino diversa.

Quindi questo è un tema secondo me a livello anche di cultura aziendale un lavoro che tu fai che è una cosa molto importante.

Montserrat Fernandez Blanco: Perché la differenza è che le persone più adulte la vivono come un qualcosa che fa moltissima fatica ad aprirsi, andare anche verso quella parte di se stessi no? Questa è una domanda che mi fanno spesso: come scegli i falliti? 

Succede questo cosa che è un po’ imbarazzante perché…ovviamente dovete immaginare che uno dei miei lavori è cercare falliti, nel senso che cerchiamo qualcuno e gli dico guarda io sono Monserrat, faccio questo progetto sul fallimento, cerco persone che raccontano un fallimento e io ho pensato a te.

Stefano Brigli Bongi: Non so se essere contento o sentirmi insultato.

Montserrat Fernandez Blanco: Ci sono persone che non la prendono bene: scusa? E io sempre dico che in realtà bisognerebbe aggirare il problema, quando non ti chiamo è il problema. Perché invece chiamo le persone che ammiro. Non è che io sono un avvoltoio che sono lì a cercare il cadavere.

No, in realtà io cerco le persone che ammiro e sono curiosa di vedere come loro hanno affrontato questo momento della loro vita, per quello che in realtà dovrebbe cambiare la visione che abbiamo. 

E la cosa curiosa che mi sorprende è che quando alle persone dico: qual è la tua storia di fallimento? Tantissime persone mi dicono : Io non ho fallito, io non ho una storia di fallimento. E questa è la differenza con le persone adulte, che non si sono rapportate nemmeno con quella parte di loro. 

L'hanno proprio nascosta, l'hanno voluto negare anche a se stessi. Invece i giovani, quello che dici tu, hanno una consapevolezza maggiore perché loro si sentono così e che vogliono fare qualcosa.

Stefano Brigli Bongi: Tipo tutto il tema legato alla salute mentale. Esatto che che è un tema che che ormai non si può più nascondere come nascondere il sole con un dito, e quindi effettivamente le aziende per forza devono essere un po' più proattive in questo. 

Quindi interessante il format anche per sensibilizzare no? Quindi mi sembra un po' strano che l'azienda poi magari o ti chiama o in contatto con te dice: però aspetta non parlare del fallimento e devi dire un'altra parola perché se no.

Montserrat Fernandez Blanco: Però in realtà è interessante perché io parlo sempre con le aziende e nel senso che…questo progetto non è un progetto che tu possa vendere o convincere qualcuno. Perché deve essere un progetto che arriva da un'azienda che è pronta e vuole fare questo percorso, perché ritiene che sia importante.

Deve essere veramente un percorso nel senso che magari hanno ragione loro, che non bisogna arrivare così platealmente perché magari le persone non sono pronte e allora quello che fai è creare più chiusura. 

Invece magari è un percorso che devi fare a piccoli step, accompagnare per cambiare la cultura.

Stefano Brigli Bongi: Chiaro. Che poi tra l'altro una cosa che mi veniva in mente è che ci sono fallimenti e fallimenti. Perché ci sono quei fallimenti che magari stai facendo un'attività, sei responsabile tu ma nessuno se ne accorge quindi ci sei tu, è una cosa più tua, sai che tu hai fallito in qualcosa, però effettivamente non è qualcosa che impatta gli altri. 

Però poi ci sono dei fallimenti invece molto più grandi per esempio poi per sempre relativo al nostro tema, un evento, se l'evento aziendale fallisce non è che c'è control Z. 

Il fallimento in una circostanza in cui non si può tornare indietro, in cui è buona la prima, forse qualcosa di un pochino più grave soprattutto se è alla luce del giorno, davanti a tutti, forse sono quelle le cose più difficili da assimilare, da accettare non sono come vedi questa cosa.

Il fallimento non deve essere glorificato [17:17]

Montserrat Fernandez Blanco: Perché questo è un tema molto importante perché allora io da quando sono partita a fare questo progetto mi ricordo quando dicevo io voglio fare un progetto sul fallimento, sembra tipo una malattia contagiosa, tipo fossi una lebbrosa, la gente faceva un passo indietro.

Invece adesso è vero che è cambiato molto e in un certo senso sta diventando quasi una tendenza no, tutti parlano di fallimento però il punto è secondo me si sta creando una retorica che è quella di: ma non ti preoccupare, che problema c'è, è fallimento porta al successo

No nel senso che prima di tutto secondo me rompere il tabù del fallimento non significa dire che il fallimento non è un problema. Il fallimento è un problema. Se tu vieni ascoltare le storie da noi forse loro stanno condividendo i momenti più difficili della loro vita. Per esempio c'è Stefano Mirti che è un designer, e lui ha detto che il fallimento è dilatato. 

Dice: io per due anni mi sono svegliato nel fallimento. È un’esperienza molto dolorosa. E quello che diciamo noi è che va normalizzato, che quello che non può succedere, è quello che fa la società, lasciarti da solo a vivere quella esperienza anche in azienda, che invece bisogna creare degli spazi dove si possa parlare e dove tu in realtà, se tu ci pensi quando fallisci e quando hai più bisogno del sostegno, della rete. 

E anche in azienda quello che bisognerebbe fare è creare una cultura che permetta alle persone di condividere. Anche perché se noi non condividiamo gli errori, è quello che diceva Letizia, perdiamo un sacco di conoscenza e continuiamo a replicare le stesse cose. 

Se in un'azienda, per esempio, un progetto, un evento, un evento va male, è dolorosissimo guardarsi in faccia e dire non ha funzionato. 

Per esempio questa esperienza mi ha fatto molto crescere come professionista, perché io già il metodo io ce l'ho dentro di me. Per esempio quando finirò da questo podcast uscirò e dirò: come avrei potuto fare meglio? E questa fa veramente la differenza in un progetto, che fa crescere tantissimo.

Stefano Brigli Bongi: E in tutto ciò il tuo fallimento più grande?

Montserrat Fernandez Blanco: Guarda io ne ho un’infinità. Però diciamo che io l'ho fatta una Fuck Up Nights, se no mi sarei sentita un impostore. Bisognava vivere quell'esperienza per sapere cose che vivevano gli speaker e io sarei stata più brava ad accompagnarli a raccontare la loro storia. 

E io dico sempre che la mia storia di fallimento, secondo me il fallimento vero e il più drammatico secondo me è quello che veramente dobbiamo scardinare. Perché io ho sempre avuto una passione per il teatro e ho cominciato a fare teatro a sei anni e dove ero più felice e crescendo avrei dovuto fare quello. C'è una Penelope Cruz dentro di me. 

Il punto è stato che man mano che crescevo diventava adolescente, prendevo consapevolezza che c'era il giudizio del pubblico. Io ho cominciato a prendere paura. Fino a che una volta c'era questa opera di teatro dove la protagonista è una parte pazzesca, un concorso per altro. Quello era quel momento che dici…posso vincere l'Oscar perchè è un momento che è perfetto.

Però quando si è aperto il sipario, perché io ero sul palco, quando si è aperto la luce mi acceca. Io ho perso il mio copione, ho perso completamente il punto. Lì ho passato dei minuti dove ho perso anni di vista e mi dicevo: Io adesso muoio! Però parlando anni dopo con dei professionisti, mi hanno detto che quello è molto normale, succede tante volte, invece l'ha vissuta malissimo. 

E vero quello che mi hanno detto che succede molte volte, che quando ti danno la battuta allora tu riprendi il copione. È stato un momento di black out, è stato così e dopo ho vinto il premio. 

Però mi ricordo che ero lì col premio, gli ho detto questo è troppo terrificante e non posso. E io lì ho mollato. E questo secondo me è il peggior fallimento che ci sia che è quello di smettere di fare qualcosa per paura di fallire. E io credo che faccio questo progetto perché mi dispiace per tutti i progetti, o magari le canzoni o le storie d'amore che non sono esistite perché la gente ha avuto paura di fallire.

Vivere il fallimento in modo più sano [22:50]

Stefano Brigli Bongi: Le storie d'amore che non sono esistite. Ovviamente poi tutto quello che ha a che vedere con tutte queste opportunità perse, ma poi se poi lo riconduci al mondo delle start up, no? È lo stesso concetto no? Un sogno che avevi messo da qualche parte per paura di fallire, non hai mai visto la luce no? Interessante questa cosa soprattutto detta da te che di fallimenti ne vedi. Diciamo che ne vivi tantissimi. 

E l'altra cosa che volevo chiederti era come è nata l'idea di portare questa cosa dentro alle aziende? Se effettivamente c'era, c'è stato qualche richiesta da parte di qualcuno? E poi come secondo te ad oggi chi non ti chiede di portarlo in azienda si vive il fallimento?

Montserrat Fernandez Blanco:In realtà è molto interessante perché io non avrei mai immaginato questa cosa qui. 

Sono state loro che sono venute a cercarmi. Come dicevo, nel pubblico c'era tanta gente che lavorava nelle aziende e la prima è stata Unicredit, una dipendente che organizzava gli eventi, tutti i progetti di formazione dei dipendenti e abbiamo organizzato una Fuck Up Night dentro Unicredit e  da lì hanno cominciato a aggiungersi altre aziende e sono stati loro che sono venuti per primi e mi hanno fatto capire quanto era importante. 

Ed è stato molto bello perché è stato un dialogo con i dipendenti. Con quelle esperienze ho colto quanto poteva essere questo un progetto di impatto per il mondo aziendale.

Stefano Brigli Bongi: E secondo te le persone che non ti fanno questa richiesta? Quindi le persone che non vedono grandi motivi per cui parlare del fallimento? 

Come si comportano dentro l'azienda? Non so se hai avuto storie di persone che hanno fallito e hanno avuto brutte esperienze anche all'interno dell'ambiente lavorativo, facendolo.

Montserrat Fernandez Blanco: Il problema di un’azienda che non accetta il fallimento e ha un rapporto... Per quello ti dico che a me quello che mi ha spinto era quella domanda: si può vivere questa esperienza in forma più sana? Perché quando è malsano ha delle conseguenze enormi e soprattutto per le aziende. 

Oggi le aziende non se lo possono più permettere. Per tanti anni potevano fare più o meno la stessa cosa. Invece adesso il mondo cambia così in fretta che tu devi creare veramente una cultura aziendale, dove l'innovazione, la creazione, la creatività, siano proprio il fulcro, il motore di quella quell'azienda. 

Per quello è un peccato, non è un peccato, è un dramma secondo me, va bene che io sono ossessionata da questo tema, perché secondo me le conseguenze sono tremende perché tu blocchi un'azienda. 

Se tu per esempio non accetti il rischio che possano andare male le cose… è importante a volte che vadano male. Io imparo quando vanno male le cose prendono un'altra strada nuova per quello. 

E anche quello che dicevi tu sui giovani no? Che ambiente tu vuoi creare dentro la tua azienda? Per esempio vuoi creare un'azienda molto giudicante? Ci si può aprire e queste sono domande che io inviterei a farsi.

Domanda da un milione di dollari [25:43]

Stefano Brigli Bongi: Benissimo allora e giusto per chiudere siamo alla fine volevo farti una domanda che di solito faccio sempre a tutte le persone. 

Una domanda diciamo un po’ particolare, che non ha molto a che vedere con quello di cui abbiamo parlato. Però se tu dovessi invitare tre personaggi, persone presenti o passate ad un evento, per renderlo speciale, chi sarebbero?

Montserrat Fernandez Blanco: Non so se è la risposta giusta, però ovviamente io il mio lavoro è fare eventi e io ad esempio dico che è un destino perché io ho una passione di catturare storie, no.

Ci sono persone che io le ascolto e dicono no. E come se. Come se io facessi un museo. Raccolgo le storie. Le cristallizzano. Per esempio adesso sto corteggiando tantissimo Marracash perché lo voglio sapendo di aver aspettato sei anni, ma ora che so posso aspettare 50. Non c'è nessun problema, prima o poi lo prendo.

Grazie a lui ho conosciuto tutto il mondo dei rapper italiano, perché è stato un amico che mi ha mandato “Cosplayer” e mi ha detto ma tu lo ascolti perché è te. E io ho ascoltato i suoi ultimi due dischi. È tutto il nostro pensiero per quello e la sua storia la voglio. 

Però dopo è impossibile. Io vorrei Daniel Day-Lewis, però è impossibile perché lui non vuole mai fare queste cose. Prendi Obama, è una questione di soldi. Devi pagare di 150.000 e ce l'hai. E non so cosa dovrei fare per avere Daniel Day-Lewis. Per quello ci sono le storie. Per esempio io volevo Milan Kundera e quando è morto mi ha spezzato il cuore perché ho detto:Non l'avrò mai”, come se avessi avuto qualche possibilità di averlo.  

Stefano Brigli Bongi: Grazie mille Montserrat, è stato un piacere averti qui. Se le persone vogliono contattarti in qualche modo, scriverti per qualsiasi motivo, per partecipare eccetera. Come possono fare? 

Montserrat Fernandez Blanco: Allora su Linkedin come Montserrat Fernandez Blanco e invece la nostra pagina Diagonal Productions e per quello hanno anche nomi di falliti che desiderano che me li mandino.

Stefano Brigli Bongi: Esatto, se siete dei falliti partecipare 

Montserrat Fernandez Blanco: Siete i benvenuti!.

Stefano Brigli Bongi: Bene, dagli Studios di Kampaay è tutto. Ci vediamo al prossimo episodio. Ciao.  

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